Indietro Qualità dell’ambiente in Campania: One Health, un approccio vincente

Data Pubblicazione: 08-giu-2026

Il legame tra la salute del nostro pianeta e quella di chi lo abita è ormai indissolubile. L'alterazione degli ecosistemi, l'inquinamento e il cambiamento climatico non sono più solo emergenze ecologiche, ma vere e proprie minacce dirette per la salute pubblica globale. 
Per approfondire questa stretta interconnessione lo scorso 5 giugno presso l'Auditorium dell'Ordine dei Medici di Napoli si è tenuto l’incontro “One Health: danno ambientale e impatto sulla salute umana”.  

L’approccio One Health si basa sull'idea che la salute umana, quella degli animali e l'equilibrio dell'ecosistema siano strettamente legati e vadano difesi insieme. 
L’incontro è stato un’importante occasione di confronto per medici, esperti e cittadini per comprendere come la tutela dell'ambiente sia il primo e più importante atto di prevenzione per la salute umana. 

 A portare i saluti istituzionali, tra gli altri, il Procuratore Generale della Repubblica  Aldo Policastro e il direttore generale dell’Arpa Campania, Stefano Sorvino.  

Al tavolo dei relatori è intervenuto il direttore tecnico Arpac Claudio Marro, con un contributo intitolato: “La qualità dell’ambiente in Campania: approccio one health”.  Nel corso del suo intervento, il dt  Marro ha delineato un quadro chiaro e aggiornato sullo stato dell'ambiente nella regione, adottando il principio "One Health".  Per fare il punto della situazione, la relazione si è concentrata su tre elementi chiave del territorio: l'aria, le acque sotterranee e i terreni della "Terra dei Fuochi". 

L'aria e la sfida delle polveri sottili 

Il monitoraggio dell'aria in Campania è costante, attivo tutti i giorni dell'anno a tutte le ore, grazie a una fitta rete di stazioni fisse e mobili. Il problema principale emerso dai dati riguarda il PM10 (le polveri sottili), che mostra forti criticità soprattutto nell'area metropolitana tra Napoli e Caserta, dove si superano spesso i limiti giornalieri consentiti. 

Analizzando l'inventario delle emissioni, si scopre che ben il 75% di queste polveri non arriva dalle fabbriche, ma da due settori insospettabili per i non addetti ai lavori: i trasporti e il riscaldamento domestico. Su questi fronti bisognerà quindi agire con forza nei prossimi piani di risanamento e cercare, già da subito, di dare ognuno il proprio contributo modificando, per quanto possibile, azioni e abitudini giornaliere.  

A partire dal 2030 una nuova direttiva europea dimezzerà i limiti di PM10 consentiti (passando da 40 a 20µg/m3). Se la situazione non migliorerà, tra pochi anni l'87% dei cittadini campani si troverà a vivere in zone considerate fuori norma, con picchi particolari nei comuni dell'area nolana (come San Vitaliano), intorno ad Aversa e in alcuni quartieri di Napoli. 

Le acque sotterranee e il Tetracloroetilene 

Per quanto riguarda le risorse idriche sotterranee, la situazione generale è positiva: l'86% dei corpi idrici della regione gode infatti di uno stato di qualità "Buono". 

Le note dolenti riguardano il restante 14%, dove si registrano contaminazioni da Tetracloroetilene (PCE) – un inquinante legato alle attività industriali del passato e del presente – e da nitrati, dovuti invece all'agricoltura e agli allevamenti. Incrociando i dati, si stima che circa un milione di abitanti viva in aree interessate da questa problematica, che si distribuisce in modo abbastanza omogeneo tra tutte le province campane. 

I suoli della Terra dei Fuochi 

Un altro tema molto sentito è quello dei terreni agricoli nei 90 comuni della "Terra dei Fuochi". Attualmente, a causa della presenza oltre i limiti di inquinanti come metalli pesanti, diossine e PCB, sono stati vietati alla coltivazione circa 80 ettari di terreno. 

Tuttavia, il dt Marro ha rassicurato su un punto: nessun prodotto agricolo campano sul mercato è mai risultato contaminato. Proprio perché i terreni inquinati sono stati isolati e non vengono coltivati, diventa difficilissimo (se non impossibile) stimare una popolazione che sia realmente esposta a rischi per la salute a causa del suolo. 

La proposta per il futuro 

In conclusione, la sfida lanciata da Arpac è quella di non guardare più a questi problemi in modo isolato. Sovrapponendo le mappe dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, il dt Marro ha proposto un metodo di lavoro unitario. L'obiettivo finale è individuare con precisione chirurgica le aree e le comunità più vulnerabili della Campania, così da poter avviare indagini epidemiologiche mirate e tutelare concretamente la salute dei cittadini. 

I saluti istituzionali del DG Sorvino 

 

Guarda l'intervento completo del DT Marro