Back A 50 anni da Seveso, seminario dell’Ordine degli ingegneri a Bagnoli. Il ruolo dell’Arpa

Data Pubblicazione: 07-lug-2026

A cinquant’anni dal disastro di Seveso, l’Ordine degli ingegneri di Napoli e provincia ha promosso all’auditorium della Porta del Parco di Bagnoli un workshop dedicato alla prevenzione degli incidenti industriali, finalizzato alla formazione degli iscritti e al confronto tra autorità e competenze tecniche, su un tema indubbiamente di rilievo per la Campania. 

“Oggi”, ha sottolineato il direttore generale Arpac Stefano Sorvino, tra i relatori del convegno a cui hanno partecipato centinaia di professionisti del settore, “nel corso di questa interessante iniziativa promossa dall’Ordine degli ingegneri di Napoli e provincia, sviluppiamo un confronto tra istituzioni quotidianamente impegnate sul tema del rischio industriale, tra queste i Vigili del fuoco, l’Inail, la stessa Arpa Campania”. 

“Si tratta di un tema di grande rilievo per la Campania”, ha ricordato Sorvino, “un territorio complesso caratterizzato da una significativa presenza industriale, con un’ampia diversità di tipologie di attività presenti e una coesistenza del settore industriale con un tessuto urbano densamente popolato. Nel bagaglio di esperienze dell’Arpa Campania, ci sono purtroppo anche casi di incidenti industriali che hanno richiesto l’attivazione dell’Agenzia per valutare le conseguenze sulle componenti ambientali”.  

Sono 76 gli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante attualmente in Campania: la tipologia di attività include, tra l’altro, la produzione e lo stoccaggio del gpl e la produzione di articoli pirotecnici. Quindici sono gli ispettori di cui dispone Arpac, abilitati a effettuare controlli su aziende a rischio di incidente rilevante, 12 ulteriori tecnici dell’Agenzia si stanno formando per l’abilitazione. Cifre ricordate dal direttore tecnico Arpac Claudio Marro, anch’egli tra i relatori del workshop. 

“La storia della legislazione italiana”, ha proseguito l’avvocato Sorvino, “spesso si collega a degli eventi disastrosi: Seveso, il terremoto dell’Irpinia, l’alluvione di Sarno, per citarne alcuni. Nel caso di Seveso, la normativa comunitaria, poi unionale, ha avuto impulso da questo incidente che può essere considerato (fatte le debite differenze) come una Chernobyl dell’Europa occidentale, per l’allarme suscitato a livello internazionale, anche se poi fortunatamente le conseguenze si sono rivelate più circoscritte di quanto inizialmente ipotizzato”. 

“Al di là delle diverse caratteristiche degli eventi a cui fanno riferimento, rispettivamente, la normativa sulla protezione civile e quella sulle aziende a rischio di incidente rilevante”, ha sottolineato il dg Arpac, “le strutture coinvolte sono in buona misura analoghe, tra queste ovviamente i Vigili del fuoco e poi l’Agenzia ambientale. Le direttive europee cosiddette “Seveso” che si sono succedute (la prima nell’’82), così come ovviamente le normative nazionale di recepimento, si riferiscono a una specifica tipologia di attività industriali, che comporta l’utilizzo di sostanze pericolose. Sono coinvolti, essenzialmente, il settore energetico, quello chimico, quello petrolchimico”.

Tra gli interventi che si sono succeduti, quello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che anche in veste professionale ha ricordato il lavoro svolto per la definizione della normativa di settore e i progressi che il sistema istituzionale italiano ha ottenuto in questo ambito. 

Tra le altre autorità e gli esperti intervenuti, il direttore generale dei Vigili del fuoco presso la Direzione centrale per la Prevenzione e la sicurezza tecnica, antincendio ed energetica del Ministero dell'Interno, Giampiero Boscaino, il direttore regionale dei Vigili del fuoco e presidente del Comitato tecnico regionale, Michele Mazzaro, il presidente dell’Ordine provinciale degli ingegneri, Andrea Prota, inoltre Adele Pomponio, direttrice regionale dell’Inail Campania, Claudia Campobasso, dirigente della Protezione civile della Regione Campania, Giuseppe Paduano, comandante dei Vigili del Fuoco di Napoli, Giuseppe Napolitano, coordinatore della Commissione prevenzione incendi dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, Mario Bellizzi, dirigente dell’Ufficio per la prevenzione incendi della direzione regionale dei Vigili del Fuoco Campania, il dirigente Ispra Fabio Ferranti. 

“Con lo sviluppo della normativa”, ha ricordato l’avv. Sorvino, “si è consolidato un regime di competenze, dunque un sistema di autorità preposte. Come Arpa Campania siamo fortemente coinvolti nell’applicazione di questa normativa, per quanto riguarda il concorso alle attività di pianificazione (in particolare attraverso i cosiddetti piani esterni di emergenza), per i quali è un campo una cospicua collaborazione con le Prefetture, e inoltre sul piano delle attività di controllo periodico negli stabilimenti”. 

“Come è noto”, ha osservato l’avv. Sorvino, “la normativa distingue tra impianti cosiddetti sopra-soglia e sotto-soglia, con riferimento al livello di rischio e con un conseguente distinto regime di competenze. Per i sopra-soglia abbiamo una competenza fondamentalmente in capo alla direzione regionale dei Vigili del fuoco, che sul tema svolge un lavoro egregio. L’Arpa concorre per gli aspetti ambientali e per le verifiche all’interno degli stabilimenti. A Inail sono attribuite competenze per gli aspetti legati alla sicurezza. Il sistema va consolidato soprattutto per gli stabilimenti sotto-soglia, cioè quelli a minore rischio, dove permangono delle criticità applicative. In questo caso le competenze principali sono in capo alla Regione, ma anche in questo caso si richiedono attività di controllo che per loro natura coinvolgono competenze multidisciplinari, con la partecipazione di Inail, Vigili del fuoco, Arpac. L’Arpa Campania ha espresso la propria disponibilità a fare la sua parte per intensificare i controlli anche sulle aziende cosiddette sotto-soglia, seppure in un quadro di storico sotto-dimensionamento dell’Agenzia sul piano delle risorse, in particolare di personale”.