Diossine

Immagine laboratorio diossine CRSC

Il termine "diossine" si riferisce ad una famiglia di 210 composti chimici aromatici policlorurati suddivisi nelle classi policlorodibenzodiossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF). I congeneri sono 75 con struttura chimica simile a quella della policlorobibenzodiossina (PCDD) e 135 con struttura simile al policlorodibenzofurano (PCDF).

Di tali congeneri, 17 sono considerati tossicologicamente rilevanti.

PCDD e PCDF fanno parte dei POP's (Persistent organic pollutants) la cosiddetta "sporca dozzina" insieme ai policlorobifenili (PCB), all'esaclorobenzene e ai pesticidi aldrin, chlordane, DDT, dieldrin, endrin, heptaclor, mirex e toxaphene.

Con il termine policlorobifenili (PCB)  si indica una famiglia di 209 composti biciclici costituiti da molecole di bifenile variamente clorurate. Si tratta di sostanze sintetizzate all'inizio del secolo scorso e prodotte commercialmente fin dal 1930 (usi prevalenti: fluidi dielettrici per l'utilizzo nei trasformatori elettrici, fluidi di scambio termico, oli lubrificanti), attualmente in buona parte bandite a causa della loro tossicità anche se rimangono da smaltire, su scala mondiale, una quantità di PCB pari a migliaia di tonnellate.

I PCB a struttura coplanare presentano caratteristiche tossicologiche paragonabili alle diossine e ai furani, motivo per cui vengono definiti PCB dioxin-like (cioè simili alle diossine) e indicati come PCBdl.

Le diossine sono sostanze inodori, termostabili, insolubili in acqua e fortemente liposolubili. Si legano al particellato atmosferico e alla frazione organica ambientale.

Sono composti non biodegradabili quindi persistono per periodi estremamente lunghi negli ecosistemi e bio-accumulano nella catena alimentare concentrandosi nei grassi dell'uomo e degli animali.

Dal punto di vista chimico, si tratta di molecole degradabili in pochi giorni dalla radiazione solare ultravioletta in presenza di donatori di ioni idrogeno (ad esempio a contatto con il fogliame verde delle piante). Se dilavate nel terreno, si legano al materiale organico presente e sono degradate più lentamente, nell'arco di mesi o anni.

Le diossine si trovano nell'ambiente in miscele piuttosto che come singole molecole e i vari congeneri hanno tossicità diverse. I più tossici sono la 2,3,7,8-TCDD (tetraclorodibenzo-p-diossina) e la 1,2,3,7,8 – PeCDD (pentaclorodibenzodiossina).

Le diossine, i furani e i PCBdl vengono quantificati secondo un metodo basato sui fattori di equivalenza tossica TEQ. Il metodo dell'equivalenza è biologicamente giustificato dall'osservazione che diossine e furani sono strutturalmente simili ed agiscono in maniera simile sulle cellule.

Per esprimere la tossicità di miscele di diossine e furani, ci si riferisce alla tossicità del composto più tossico, la 2,3,7,8 – TCDD che viene assunto a valore unitario.

Le concentrazioni dei singoli congeneri vengono espresse in tossicità totale equivalente (WHO-TEQ) grazie all'utilizzo dello specifico valore di TEF (toxic equivalency factor), parametro adimensionale definito dalla WHO (World health organization) per ogni congenere, che moltiplicato per la concentrazione effettiva, fornisce la TEQ.

Le attività antropiche che possono determinare, come sottoprodotti indesiderati, composti appartenenti alla classe delle diossine sono:

•         gli impianti di combustione industriali

•         gli scarichi dei veicoli di trasporto

•         i processi interessanti l'industria metallurgica

•         la produzione di particolari plastiche

•         l'incenerimento incontrollato di rifiuti contenenti cloro

•         i processi di recupero di oli esausti

•         la lavorazione della carta

•         la produzione di determinati diserbanti

•         le attività industriali che utilizzano cloro.

Le principali fonti di esposizione per l'uomo sono di tipo accidentale, occupazionale ed ambientale.

La prima riguarda contaminazioni dovute ad incidenti in impianti industriali mentre la seconda riguarda gruppi ristretti di popolazione come gli addetti alla produzione di pesticidi clorurati o di determinati prodotti chimici nel settore delle plastiche e vernici (c.d. professionalmente esposti). L'esposizione ambientale, invece, è quella che interessa le più ampie fasce della popolazione e avviene principalmente attraverso la via alimentare anche se sono possibili altre vie di esposizione quali l'inalazione di polveri contenenti diossine o il contatto dermico.

Si stima che circa il 95% dell'esposizione alle diossine avviene attraverso l'assunzione di cibi contaminati ed, in particolare, di grassi animali.

Per quello che riguarda la salute umana, le diossine esplicano effetti complessi in quanto sono in grado di legarsi ad uno specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell'uomo che negli animali, con funzione di fattore di trascrizione, alterando la trascrizione di numerosi geni, con conseguente turbamento di funzioni cellulari, in particolare dell'apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell'apparato riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e, soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza di linfomi, sarcomi, tumori dell'apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide, tumori ormono-correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata.

Per quanto riguarda gli impatti sulle attività agricole e zootecniche, la presenza di contaminazione da diossina nelle matrici alimentari ha come effetto diretto un impatto negativo sul sistema economico che, in corrispondenza di ritrovamenti di valori di diossine superiori ai limiti normativi (vedi situazioni emergenziali del 2003 e del 2008), subisce periodi di crisi con conseguenti danni economici estesi all'intera filiera di settore.

Le risposte alle situazioni di contaminazione accertate ed agli impatti conseguenti sono, tra le altre, i Piani di intervento ed i Programmi di monitoraggio comprendenti le misure di controllo messe in atto per la riduzione dei livelli di contaminazione e di sostegno per le aziende agroalimentari.

Le concentrazioni di PCDD/DF e PCBdl rappresentano indicatori di Stato descrittivi della condizione in cui si trova il determinato comparto ambientale esaminato in relazione al contaminante preso in esame.

I piani di monitoraggio ambientale e gli interventi di bonifica  realizzati costituiscono le risposte messe in atto per la tutela dell'ambiente.

In base al vigente regolamento organizzativo aziendale le principali attività in materia di diossine vengono svolte dal Laboratorio regionale diossine che èuna unità operativa semplice della U.O.C. "Siti Contaminati e Bonifiche" della Direzione Tecnica dell'Agenzia.

Il Laboratorio  opera su scala regionale per la esecuzione delle determinazioni analitiche di diossine, furani, e PCB dioxinlike su tutte le matrici ambientali e sui rifiuti prelevati dalle strutture tecniche di settore delle Aree Territoriali dei Dipartimenti Provinciali.