L'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura

I fanghi di depurazione rappresentano il residuo finale che si estrae dai bacini di sedimentazione degli impianti che trattano acque reflue provenienti da insediamenti domestici, industriali o misti.

Una delle possibili soluzioni di riutilizzo successivo dei fanghi è rappresentata dallo spandimento sui suoli a beneficio dell'agricoltura. Tale pratica, se correttamente attuata, consente da una parte il recupero del valore fertilizzante del fango (grazie alla suo contenuto di componenti minerali ed organiche), dall'altra permette di alleggerire i problemi ambientali e gli oneri dello smaltimento in discariche controllate, ottenendo nel frattempo un grande risparmio nell'uso di concimi di sintesi e di ammendanti. Proprio per questi motivi, anche l'Unione Europa ha elaborato una normativa di settore che favorisce ed incentiva l'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura, in alternativa alla combustione o all'invio in discarica. Non si può, però, non sottolineare che anche l'utilizzo in agricoltura dei fanghi presenta determinate criticità riconducibili alla possibile presenza in essi di composti organici nocivi, metalli pesanti, organismi e microrganismi patogeni.

In tal senso la normativa italiana di riferimento, il D. Lgsn.99/92, fornisce indicazioni di base da rispettare, sia in termini di gestione che di analisi. Il decreto appena citato, emanato in attuazione della Direttiva 86/278/CEE, detta le norme che disciplinano esclusivamentel'utilizzodei fanghi di depurazione in agricoltura, ovvero detta le condizioni necessarie affinché i fanghi residui dalle operazioni di depurazione dei reflui possano essere utilizzati come fertilizzanti in agricoltura; tutte le altre operazioni eseguite prima dell'utilizzo ovvero:

  • l deposito temporaneo e/o lo stoccaggio (presso l'impianto di depurazione o presso altro centro di deposito);
  • l'attività di trattamento finalizzato alla stabilizzazione e l'eventuale condizionamento  del fango;
  • la raccolta dei fanghi ed il loro trasporto (ad eccezione del trasporto interpoderale del fango condizionato) 

sono assoggettate alla normativa rifiutiovvero alle norme dettate dalla parte IV del  D. Lgsn.152 del 2006 e s.m.i.

La normativa di riferimento per l'utilizzo dei fanghi in agricoltura, stabilisce, tra le altre cose, le seguenti condizioni:

  1. i fanghi devono essere sottoposti a trattamento (biologico,chimico o termico) in modo da ridurre in maniera rilevante il potere fermentescibilee gli inconvenienti sanitari della loro utilizzazione (rif. art.3, c.1, lettera a) - D. Lgs99/1992);
  2. i fanghi devono essere idonei a produrre un effetto concimante e/o ammendante e correttivo del terreno (rif. art. 3, c.1, lettera b) - D.Lgs99/1992);
  3. i fanghi non devono contenere sostanze tossiche e nocive (pericolose ndr) e/o persistenti e/o bioaccumulabiliin concentrazioni dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l'uomo e per l'ambiente in generale (rif. art.3, c.1, lettera c) - D.Lgs99/1992).

Questi tre punti costituiscono i principi fondamentali su cui basare la valutazione dell'idoneità sul piano agronomico, della tutela ambientale e sanitaria di una determinata combinazione fanghi/suolo.