Risultati delle attività

Il Piano di Monitoraggio degli effetti dell'utilizzazione agronomica dei reflui oleari effettuato da ARPAC nel triennio 2007 – 2010 ha evidenziato che per i suoli lo spandimento agronomico delle acque di vegetazione non ha determinato tendenze ad un peggioramento delle caratteristiche legate ai parametri indagati. Il Piano ha, comunque, mostrato per alcuni terreni valori "anomali" da attribuire soprattutto ad una errata pratica dello spandimento o addirittura ad una mancata utilizzazione agronomica dei reflui oleari, pur essendo stata effettuata la comunicazione prevista dalla normativa da parte degli operatori. Infatti, per quanto osservato, si nutrono perplessità in merito alle modalità di spandimento, non sempre corrette da un punto di vista agronomico e compatibili con le esigenze di tutelare l'ambiente nel suo complesso ed il suolo e le acque superficiali in particolare. Anzi lo spandimento appare più una pratica per "disfarsi" dei residui della lavorazione delle olive piuttosto che una operazione volta a valorizzarne le proprietà ammendanti.
Per quanto riguarda i corsi d'acqua monitorati, che nella maggior parte dei casi attraversano aree o comprensori con una significativa concentrazione di frantoi oleari e di suoli utilizzati per la fertirrigazione, si osserva, che essi nel passare dalla stazione di monte a quella di valle, presentano peggioramenti del loro stato ambientale (misurato attraverso il LIM) imputabili a fattori antropici ed alla presenza di reflui oleari quale causa o concausa di inquinamento.
Va fatto presente che, anche nei casi in cui lo stato ambientale (LIM) del corso d'acqua non subisce peggioramenti passando dalla stazione di monte a quella di valle, si rilevano variazioni negative del valore dell'indice, non sufficienti, però, ad ottenere un cambio di livello.
Quindi, il Piano ha reso manifesto, un fenomeno di inquinamento da reflui oleari, già evidente e noto agli addetti ai lavori, spesso sottaciuto e connesso solo indirettamente con la pratica della fertirrigazionee con le sue distorsioni. Infatti l'ARPAC, nel corso dei tre anni di monitoraggio, ha riscontrato la presenza di una contaminazione riconducibile alle acque di vegetazione in almeno 5 corsi d'acqua con rischio concreto in altri 5 casi, su un totale di 13 corpi idrici complessivamente indagati. Anzi si può parlare di sottostima del fenomeno, atteso che gli effetti di diluizione delle precipitazioni che hanno caratterizzato il periodo di indagine (autunno – inverno) e le problematiche legate alla tempestività di monitoraggio, hanno certamente contributo ad occultare episodi brevi e limitati di sversamentivolontari di reflui oleari nell'ambiente fluviale.
Da quanto osservato in questi tre anni si può ritenere che la presenza di reflui oleari, nei corsi d'acqua monitorati, non può essere attribuita a cause accidentali (ruscellamentio drenaggi) connesse con la pratica della fertirrigazione, quanto piuttosto a comportamenti illeciti (sversamentivolontari, abbandoni incontrollati, ecc.).
Dal lavoro effettuato dall'ARPAC emerge che è certamente utile intensificare i controlli ambientali ma è anche necessario adottare norme più restrittive e rafforzare le sanzioni poiché troppo spesso questo tipo di reato viene sottovalutato. A ciò si aggiunge l'opportunità di realizzare un sistema informativo territoriale da sviluppare, quale strumento di indagine che consente agli organi di controllo di avere un quadro conoscitivo più completo in merito sia all'ubicazione dei frantoi oleari che ai terreni utilizzati per lo spandimento, il tutto messo in relazione con la rete idrografica regionale.  Attualmente la U.O. Rifiuti ed Uso del Suolo di ARPAC sta procedendo a georeferenziaretutti i terreni dichiarati per la fertirrigazione.