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Da un imprevisto blocco del traffico aereo potrebbero arrivare dati preziosi per lo studio dei cambiamenti climatici. In seguito all’eruzione dell’Eyjafjallajoekull, il vulcano islandese che ha paralizzato gli aeroporti europei per sei giorni ad aprile, gli scienziati avranno la possibilità, inaspettata, di studiare l’impatto dei voli di linea sulla temperatura dell’atmosfera. Un’opportunità già sfruttata all’indomani dell’11 settembre, quando l’università del Wisconsin-Whitewater trovò una relazione tra la diminuzione delle emissioni degli aerei, conseguenza dello stop ai voli, e le temperature registrate negli Stati Uniti.
Uno degli autori di quello studio, David Travis, ha dichiarato alla Reuters che questo caso recente «è più impegnativo da analizzare, a causa della presenza di cenere vulcanica», che potrebbe anch’essa entrare in gioco nell’influenzare alcuni aspetti del clima. Gli esperti pensano di studiare alcune aree europee dove la presenza di cenere è stata minima, e tuttavia i voli sono stati sospesi per precauzione.
Il ruolo dell’aviazione civile, nei complessi meccanismi del surriscaldamento globale, è un argomento delicato, nel processo di revisione del protocollo di Kyoto. Si ipotizza infatti di inserire le emissioni degli aerei negli impegni di riduzione dei gas serra assegnati a ogni nazione. Secondo le stime dell’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2007 il traffico aereo in Europa ha rilasciato 186 milioni di tonnellate di anidride carbonica, più della quota annuale emessa da una nazione come il Belgio.
Foto: l’eruzione dell’ Eyjafjallajoekull vista da satellite, immagine Nasa
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(pubblicato il 30 aprile 2010 - a cura del Servizio Comunicazione Arpac)
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