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L'inquinamento atmosferico


Il particolato atmosferico
Tutti gli inquinanti presi in considerazione fino ad ora, sono, a temperatura ambiente, dei gas. Nell’atmosfera vi sono però anche delle microscopiche goccioline o particelle solide a cui viene complessivamente dato il nome di particolato atmosferico. Esso può avere origine naturale (ad esempio la polvere sollevata dal vento, le emissioni vulcaniche, i fumi degli incendi delle foreste tropicali) o artificiale: circa 280 milioni di particolato (poco più del 10% della quantità totale immessa nell’atmosfera in un anno) sono di origine umana e sono emesse in zone limitate della Terra. Le dimensioni del particolato sono molto variabili e possono andare da un millesimo di micron fino a qualche millimetro; le particelle di dimensioni minori di 0,1 micron vengono definite particelle di Aitken; quelle di dimensioni maggiori di 1 micron sono dette particelle giganti. L’esperienza comune insegna che ciò che va in alto deve poi ricadere e ciò vale certamente anche per le particelle solide o liquide sospese nell’aria. Tuttavia l’aria esercita un effetto ritardante con una forza verso l’alto che è proporzionale alla velocità di caduta ed al raggio delle particelle. Inoltre il tempo di permanenza nell’aria dipenderà dalla natura dei venti e dalle precipitazioni. Le particelle più piccole possono rimanere nell’aria per molto tempo; alla fine gli urti casuali e la reciproca attrazione fanno ingrossare le stesse al punto da far loro raggiungere una velocità di caduta sufficiente a farle depositare al suolo. Oltre a questo meccanismo di deposizione a secco l’eliminazione dall’atmosfera avviene anche per effetto della pioggia. Il particolato atmosferico può diffondere la luce del Sole assorbendola e riemettendola in tutte le direzioni; il risultato è che una quantità minore di luce raggiunge la superficie della Terra. Questo fenomeno può determinare effetti locali (temporanea diminuzione della visibilità) e globali (possibili influenze sul clima). Inoltre la presenza di particolato favorisce la formazione delle nebbie, perché le particelle forniscono alle microscopiche goccioline che formano la nebbia nuclei intorno a cui condensarsi. Il particolato provoca danni ai materiali, come la corrosione dei metalli, danneggiamento ai circuiti elettrici ed elettronici, sia per azione chimica che meccanica, insudiciamento di edifici e opere d’arte, ridotta durata dei tessuti. La polvere (per esempio quella dei cementifici) può provocare sulle piante delle incrostazioni che interferiscono con il processo di fotosintesi, in quanto intercettano la radiazione solare. Alcune particelle, per le loro piccole dimensioni (da 0,0002 micrometri a 10 micrometri), sono in grado di raggiungere gli alveoli polmonari dell’uomo apportandovi anche altre sostanze inquinanti (metalli pesanti e nitrati derivanti dalle combustioni, dai processi industriali e dall’agricoltura). Esse possono provocare aggravamenti di malattie asmatiche, aumento di tosse e persino convulsioni, oltre agli effetti tossici diretti sui bronchi e sugli alveoli polmonari. Poiché il particolato non è un gas, la sua concentrazione nell’aria non è espressa in ppm, ma si usa come misura la massa presente in un certo volume d’aria, generalmente i microgrammi per m3. Questa grandezza, in un’aria pulita, non supera i 10 microgrammi per m3, mentre nella maggior parte delle aree urbane raggiunge valori di un centinaio di microgrammi per m3 toccando punte di 2000-3000 microgrammi per m3 durante episodi di inquinamento eccezionalmente gravi.
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