Cos'è Agenda 21

 

Agenda 21:la sfida del XXI secolo

Sviluppo Sostenibile:alcune definizioni

Gli strumenti dello sviluppo sostenibile

L'Agenda 21 Locale

L'Agenda 21 Locale in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

      

 

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Agenda 21: la sfida del XXI secolo

 

 

Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo (Earth Summit) organizzata a Rio de Janeiro nel giugno del 1992 sono stati approvati cinque importanti documenti:

  • Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo
  • Agenda 21
  • Convenzione per la Conservazione della Biodiversità
  • Convenzione sul Clima
  • I Principi della Foresta

Agenda21 rappresenta una lista di impegni per favorire lo sviluppo sostenibile nel XXI secolo; da qui Agenda 21 Locale, un’agenda di azioni per il XXI secolo.

Il documento si articola in quattro sezioni (Dimensione sociale ed economica, Conservare e gestire le risorse per lo sviluppo, Rafforzare il ruolo dei soggetti sociali, Strumenti di attivazione) e quaranta capitoli (15 capitoli sono dedicati agli aspetti di protezione dal degrado ambientale, i rimanenti si interessano di altri aspetti dello sviluppo sostenibile - politica, economia e finanza).

Nel capitolo 28, il documento invita le autorità locali di tutto il mondo a dotarsi di una propria Agenda 21: “ogni autorità locale dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private ed adottare una propria Agenda 21 Locale. Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le autorità locali dovrebbero apprendere ed acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie”.

I principi fondamentali che caratterizzano l’Agenda 21 sono:

*  Sussidiarietà

*  Condivisione

*  Integrazione

Ciò significa che le scelte e le azioni da interprendere devono partire “dal basso” per essere il più vicine possibile alle esigenze della comunità locale. Allo stesso modo è fondamentale che le scelte e gli obiettivi siano condivisi da tutte le forze economiche e sociali, tramite percorsi di confronto.

A tale proposito, l’Agenda 21 individua una serie di categorie sociali che devono interagire, tra le quali le donne, i giovani ed i bambini, le organizzazioni non governative, le imprese e le autorità locali. Infine, lo sviluppo sostenibile non può concretizzarsi senza l’integrazione delle azioni intraprese ai diversi livelli; in tal modo viene superata la visione settorializzata dell’ambiente e tutti gli aspetti della sostenibilità vengono verificati in ogni azione da intraprendere.

Dalla Conferenza di Rio sono nate numerose iniziative: la Conferenza de Il Cairo su Popolazione e Sviluppo – 1994; la Conferenza di Copenaghen sullo Sviluppo sociale – 1995; la Conferenza di Istanbul sugli Insediamenti Umani (nota anche come Habitat II) – 1996.

Il concetto di sviluppo sostenibile ed il ruolo fondamentale delle autorità locali è stato rilanciato definitivamente nel “Plant of Implementation” approvato al World Summit on Sustainable Development (WSSD) (conferenza organizzata dall’ICLEI a Johannesburg -Sud Africa - nel 2002).

 

 

Sviluppo Sostenibile: alcune definizioni

 

Con la Conferenza di Rio de Janeiro su Ambiente e Sviluppo si è affermato il concetto di “Sviluppo Sostenibile”, introdotto ufficialmente nel 1987 nel rapporto della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED), noto come Rapporto Brundtland.

In tale documento si legge “uno sviluppo i grado si soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri. (….) uno sviluppo sostenibile deve, perlomeno, non apportare danni ai sistemi naturali che costituiscono la base della vita sulla Terra, vale a dire l’atmosfera, le acque, il suolo e gli esseri viventi. Non esistono precisi limiti alla crescita, in termini di popolazione o di uso delle risorse, superati i quali, si abbia il disastro ecologico…, ma esistono pur sempre limiti ultimi e la sostenibilità esige che, assai prima che li si raggiungano, il mondo assicuri equo accesso alle risorse limitate e riorienti gli sforzi tecnologici allo scopo di alleggerire le pressioni sull’ambiente”.

Nel 1991, la World Conservation Union, United Nation Environment Programme e World Wide Fund for Nature hanno ulteriormente specificato il problema, intendendo per sviluppo sostenibile “…il miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende”.

Nel 1997, l’International Council for Local Environmental Iniziatives (ICLEI) ha definito lo sviluppo sostenibile come uno sviluppo che offre “servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza danneggiare i sistemi naturali, culturali e sociali su cui si fonda tale soddisfazione e senza ridurre le potenzialità di sviluppo sostenibile della comunità locale in altri parti del mondo”.

Anche la recente Conferenza Internazionale sullo Sviluppo Sostenibile e l’Ambiente (World Summit on Sustainable Development - WSSD), tenutasi a Joannesburg (Sud Africa) nel 2002, ha ribadito la validità dello sviluppo sostenibile, rilanciando anche le Agende 21 Locali in un’apposita sessione della Conferenza, organizzata dall’ICLEI, intitolata “Local Action moves the world”.

Il documento finale, approvato a conclusione del vertice (costituito da 32 punti suddivisi in sei paragrafi: Dalle nostre origini al futuro; Da Stoccolma a Rio de Janeiro a Johannesburg; Le sfide da raccogliere; Il nostro impegno verso lo sviluppo sostenibile; Multilateralismo; Che si avveri!), fa più volte riferimento al principio precauzionale, della sostenibilità e delle responsabilità, comuni ma differenziate, tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo.

 

 

 

Gli strumenti dello sviluppo sostenibile

 

Gli strumenti dello sviluppo sostenibile sono le cosiddette “cassette degli attrezzi” che i governi locali possono utilizzare per rendere efficiente ed efficace la loro azione politica:

*  contabilità ambientale;

*  sistemi di gestione ambientale (ISO 14000 ed EMAS);

*   bilancio sociale;

*   acquisti verdi;

*  politiche integrate di prodotto (IPP – Integrated   Product Policy);

*   valutazione ambientale strategica (VAS);

*   valutazione d’impatto ambientale (VIA);

*   sistemi di indicatori.

Questi strumenti si sono sviluppati indipendentemente dal processo di Agenda 21 Locale anche se dimostrano un elevato grado di integrazione con lo stesso.

Nell’Agenda 21 Locale, infatti, rappresentano supporti operativi utili all’implementazione del processo e soprattutto all’attuazione ed al monitoraggio del piano d’azione.

Alcuni di questi strumenti sono caratterizzati da un elevato grado di diffusione (ISO 14000, EMAS); altri, invece, devono essere ancora sviluppati e promossi.

E’ fondamentale, da parte delle Autorità locali, approfondire e valorizzare la loro applicazione per passare, più rapidamente possibile, dall’Agenda 21 Locale all’Azione 21 Locale.

 

L’Agenda 21 Locale

 

Agenda 21 Locale è un processo di partnership attraverso il quale gli Enti Locali operano in collaborazione con tutti i settori della comunità locale per definire piani di azione, al fine di perseguire la sostenibilità.

Perseguire la sostenibilità, a livello locale, presuppone l’individuazione e la definizione di strategie delineate caso per caso.

E’ impossibile utilizzare politiche ambientali identiche per tutte le città e le comunità locali.

Ogni realtà è diversa per dimensione, cultura, risorse e deve trovare da sé la propria vocazione ambientale, attingendo dalla propria storia e dotandosi di strumenti adeguati a risolvere i problemi specifici del proprio contesto.

Per questi motivi, l’Agenda 21 Locale è uno strumento, un percorso, non facilmente codificabile ed assolutamente non generalizzabile.

Allo stato, Comuni, Province ecc. hanno applicato i principi dell’Agenda 21 nei loro territori di riferimento, con lo scopo di coinvolgere la popolazione e disegnare insieme le traiettorie per il miglioramento delle condizioni ambientali, sociali ed economiche.

La più importante iniziativa di diffusione dell’Agenda 21 Locale, in Europa, è rappresentata dalla “Campagna Europea delle Città Sostenibili”.

La Campagna, attivata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, è stata istituita ad Aalborg nel 1994.

Scopo della Campagna è promuovere l’adesione delle comunità locali alla Carta di Aalborg e di assisterle nella definizione di politiche volte ad integrare lo sviluppo economico-sociale con la dimensione ambientale.

La diffusione del concetto di Agenda 21 a livello locale si deve anche all’Associazione internazionale ICLEI (International Council of Local Environmental Initiatives). Questo organismo è stato promotore e partner del percorso che ha portato alla stesura del capitolo 28 dell’Agenda 21 e della Carta di Aalborg.

 

L’Agenda 21 Locale in Italia

 

La promozione dell’Agenda 21 Locale in Italia è avvenuta attraverso il Coordinamento Italiano delle Agende 21, un’associazione nazionale volontaria tra Comuni, Province, regioni ed altri Enti Locali.

L’attività di segreteria tecnico-organizzativa del Coordinamento è affidata alla PROVINCIA DI MODENA che soddisfa le richieste di informazioni e di adesione alla Carta di Ferrara (tel:059-209350/434).

A giugno 2002, gli Enti che avevano aderito al Coordinamento e sottoscritto la Carta di Aalborg della Campagna Europea Città Sostenibili risultavano 556. Oltre la metà degli Enti che hanno avviato l’Agenda 21 Locale stanno sviluppando le fasi iniziali di attivazione ed organizzazione del Forum.

La distribuzione geografica delle Agende 21 Locali indica una diffusione disomogenea su tutto il territorio con una prevalenza nel nord dell’Italia.

Lo sviluppo delle Agende 21 Locali è legato negli ultimi anni al co-finanziamento promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT) attraverso due Bandi (2000 – 2002) per l’attivazione e l’attuazione del processo.

La tabella seguente evidenzia lo stato di attivazione delle Agende 21 Locali in Italia:

 

Regioni

Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Umbria

Province

Ancona, Asti, Bergamo, Bologna, Catanzaro, Chieti, Cremona, Crotone, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì – Cesena, Frosinone, Genova, L’Aquila, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Oristano, Parma, Pavia, Pesaro, Urbino, Pescara, Piacenza, Pisa, Potenza, Ravenna, Rieti, Rimini, Rovigo, Salerno, Siena, Teramo, Terni, Torino, Varese, Verbania Cusio Ossola Provincia e Comune di Reggio Emilia

Aree Naturali Protette

Parchi di Roma, Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Nazionale delle Cinque Terre, Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Parco Nazionale dello Stelvio, Parco Regionale Alta Valsesia, Parco Regionale della Maremma, Parco Regionale delle Madonie

Comuni Capoluoghi di Provincia

Alghero, Ancona, Aosta, Asti, Biella, Brescia, Brindisi, Carrara, Como, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì, Grosseto, La Spezia, Lecco, Lucca, Macerata, Mantova, Massa, Matera, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Siena, Sondrio, Torino, Urbino, Varese, Venezia, Viterbo

Comunità Montane

C.M. del Casentino, C.M. delle Colline Metallifere, C.M. Alta Valmarecchia, C.M. Argentea, C.M. Bassa Valle di Susa e Val Cenischia, C.M.Barigadu, C.M. del Gemonese, C.M. del Lagonegrese, C.M. del Santerno, C.M. del Volturno, C.M. Monti del Trasimeno, C.M. Monti Martani e del Serano, C.; Valsesia

Dati: Banca Dati Gelso 

[1] Dati: Focus Lab – Agenda 21 Locale in Italia, 2002

                                                                      

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